Il Piemonte approva una nuova legge per l’agricoltura

Dopo la pausa delle vacanze di Natale, il Consiglio Regionale ha approvato martedì 8 gennaio il disegno di legge n. 289 “Riordino delle norme in materia di agricoltura e di sviluppo rurale”, dopo circa 40 anni dall’emanazione della legge regionale 63/1978 “Interventi regionali in materia di agricoltura e foreste”.

Il nuovo testo vuole proporsi come normativa quadro per gli interventi regionali in materia di sviluppo agricolo, agroalimentare, agroindustriale e rurale che nell’arco di questi 40 anni ha subito profonde trasformazioni. Il mondo agricolo e rurale si è profondamente modificato con nuovi ruoli e spazi d’azione per le politiche regionali e con la conferma della necessità di una normativa che tenga conto delle nuove sfide e opportunità.

Il riordino delle norme esistenti ha dovuto superare le difficoltà di collocare in un unico testo l’articolato panorama normativo agricolo regionale che interessa ambiti diversi, spesso caratterizzati da una forte specificità. Questo complesso lavoro ha comportato l’abrogazione di 35 delle 45 leggi vigenti, oltre a cinquanta articoli in materia contenuti nei vari provvedimenti regionali. Il risultato? Una normativa più moderna che risponde alla necessità di snellire, semplificare e rendere attuale la legislazione piemontese in conformità con le politiche nazionali ed europee.

Introdotte alcune novità. Per assicurare la partecipazione delle parti economiche e sociali viene istituito il Tavolo del partenariato agroalimentare e rurale, articolabile in tavoli di filiera tematici e in altri organismi collegiali. Con l’istituzione di questo strumento si è voluto prevedere un solo soggetto, sede di consultazione e confronto al posto di tanti organismi individuati nelle varie leggi regionali. Per la gestione della programmazione regionale è stato introdotto il Programma regionale degli investimenti. Accanto al PSR, cofinanziato con risorse europee, statali e regionali, si è proposto uno strumento capace di dare completezza e di integrare le politiche di Bruxelles. Nel Programma sono

  1. individuati gli interventi regionali;
  2. definite le priorità per l’allocazione delle relative risorse finanziarie;
  3. stabiliti gli obiettivi da conseguire;
  4. individuati le priorità, gli strumenti di attuazione, gli interventi da attivare, prevedendo di garantire la partecipazione delle parti economiche e sociali e degli Enti locali, gli obiettivi strategici e il coordinamento degli interventi.

È introdotto, inoltre, un “catalogo” degli interventi attivabili nell’ambito del Programma, aggiornabile da parte della Giunta regionale, sulla base dei regolamenti comunitari sugli aiuti di Stato.

Sul fronte dell’applicazione del principio di semplificazione si devono evidenziare le norme dedicate al sistema informativo agricolo piemontese che, in linea con il processo di evoluzione digitale della Pubblica Amministrazione italiana, tengono conto della necessità di adeguamento richiesto dalla diffusione di strumenti e servizi legati alle nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione.

Infine viene istituita una “banca della terra” che permetterà l’uso agricolo dei terreni incolti nell’ottica della tutela del territorio dal dissesto, oltre alla specifica tutela di manufatti come i muretti a secco, i piloni di pietra dei vigneti, le siepi o i filari di alberi con valore storico.

Alla luce della trasformazione dell’imprenditoria agricola e della sfida ambientale e climatica questo cambiamento a livello normativo era inevitabile. Il quadro d’insieme è mutato: quando la vecchia legge fu approvata c’erano le politiche agricole che privilegiavano l’incremento produttivo attraverso il sostegno dei prezzi, il ritiro dai mercati delle eccedenze e l’agevolazione dei fattori di produzione, in un mercato europeo altamente protetto dalla concorrenza internazionale e nel quale i consumi erano molto più standardizzati di oggi.

Con questo nuovo testo si è voluto soprattutto offrire attenzione ai territori più fragili e alle imprese più piccole, dove è necessario creare opportunità, anche alla luce della riforma delle politiche comunitarie che sta entrando nelle agende politiche in questi mesi e che si rifletterà sul quadro normativo nazionale e piemontese.

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